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Rocca du Fò (di Christian Roccati)
Nuova via Andrea e Paolo
D+
225 m max V (obbl. IV/IV+ A0/A1)
E.DOTTA - C.ROCCATI - R.RUDINO - D.DOTTA - M.PICCO
Caratteristiche della via
La Nuova via
Andrea e Paolo è una scalata che racchiude un po’ tutti gli stili: placche
appoggiate e verticali, piccoli strapiombi, lame, spigoli, diedri,
ristabilimenti… Ce n’è per tutti i gusti. È una salita che miscela i pregi di
un itinerario classico a quelli dell’ottica moderna. Si tratta della via con il
maggiore sviluppo nell’ambito del Genovesato, chiodata in maniera plaisir,
con un voluto grado obbligatorio piuttosto abbordabile alla media degli
arrampicatori ed alpinisti. Si tratta di una scalata davvero apprezzabile che
parte in un bosco selvaggio, nei primi tiri, quasi discontinui, e poi attacca
un pilastro tutt’altro che banale. Di tiro in tiro la linea diventa sempre più
aerea ed i movimenti della via si fanno sempre più eleganti e mai scontati.
Dopo aver conquistato l’avancorpo, mediante pochi metri di raccordo a piedi, si
raggiunge l’attacco dell’ultimo torrione che conduce direttamente in vetta. Lo
spettacolo è affascinante sulla guglia, al cospetto di torrioni di roccia da un
lato e dell’incanto del mare blu dall’altro, quasi celato dal crinale est,
eppur presente.
Storia della via
Nel giugno del 2003, scendendo dall'avancorpo della
Cima Mondini (Alpi Marittime), Andrea Maria e Riccardo Rudino ebbero un
gravissimo incidente. Facendo una doppia Andrea precipitò dalla parete.
Riccardo cercò di arrestarne la caduta a forza ma per conseguenza fu strappato
via dalla roccia. Si ruppe diverse costole, una spalla ed una mano nel
tentativo di tener in vita il compagno, ma non ci fu nulla da fare. Nel periodo
seguente, seppur funesto, Riccardo incominciò ad andare in montagna con un
altro collega, l’amico Paolo Salata. Quest’ultimo, aveva imparato i rudimenti
dell’alpinismo grazie ad un corso CAI e ne era entusiasta. Riccardo e Paolo
passarono un anno a scalare in ogni momento possibile. I due amici parlavano
spesso di aprire una via e dedicarla ad Andrea, molto caro ad entrambi. Una
domenica, mentre affrontavano le storiche linee della Rocca Sbarua, come sempre
insieme, Paolo non si sentii bene. Un male tanto oscuro quanto inatteso lo
portò via in un mese.
È indescrivibile la situazione in cui si ritrovò
Riccardo. Solo il passare del tempo permise allo scalatore qualche attimo di
non serena quiete, per poter pensare ad un qualche cosa che potesse ricordare
gli amici. «Io non ero mai stato a Sambuco [Val Cerusa, Appennino
Ligure, Genova, n.d.r.] ed un giorno sono salito fino a quelle rocce, da
solo, senza corda, senza nulla, e metro dopo metro, sono arrivato in cima,
senza rendermi conto di quello che stavo facendo. Solo al rientro a casa ho
capito che quella roccia e quella via, cosi selvaggia e meravigliosa, erano
qualche cosa che mi avrebbe legato a loro per sempre». Riccardo ritornò a
scalare la nuova linea dapprima con l'amico Saverio, rocciatore alle prime
armi, e successivamente con Maurizio, compagno di scalate da sempre. Con barre
d’antan autocostruite e fettucce, organizzò una prima chiodatura sporadica dei
cinque tiri presenti.
Nell’aprile del 2007 Riccardo contattò Christian
Roccati e Michele Picco per poter conseguire una chiodatura moderna e per poter
divulgare la via. I tre scalarono la nuova linea insieme e parlarono della
relativa storia. Ad ottobre dello stesso anno un quartetto composto da Roccati,
Picco ed anche dagli amici Ernesto e “Dino” Dotta si ritrovò per una primaria
opera sulla linea. La prima coppia si applicò alla parte alta mentre la seconda
all’attacco dei primi tre tiri della via, che nel corrente anno contava oramai
di 7 lunghezze. I lavori furono però rimandati lungamente per due anni.
Christian Roccati nel settembre del 2009 contattò
nuovamente Riccardo e Michele per informarli che avrebbe realizzato l’opera
insieme socio di cordata Ernesto. I due, grazie ad un continuativo lavoro
settimanale sotto ogni tempo, attrezzarono la via con una rinnovata linea
logica, aprendo una serie di nuovi tiri su difficoltà omogenee. Ernesto e
Christian raddrizzarono la via in ottica moderna, scegliendo di passare dove
avrebbero potuto proteggere la linea con eleganza con moderni fix su roccia
compatta ma rispettando i passi chiave della via originaria. Mentre la coppia
ripuliva primariamente la traccia di accesso, “disgaggiava” la parete ed
organizzava ed attuava la chiodatura, il buon Riccardo riqualificava i
sentieri, utilizzati di norma dai cacciatori, mediante pulizia e risegnatura.
Michele non potendo intervenire direttamente aiutava fornendo una buona parte
del materiale iniziale.
Il 13 ottobre la Nuova via Andrea e Paolo è
stata ripetuta in libera per il test materiali da Christian ed Ernesto che
hanno aggiunto ulteriormente diversi altri ancoraggi in fase di salita. Due
giorni dopo è stato aggiunto anche l’undicesimo tiro che conclude la scalata
attuale sbucando direttamente in vetta alla Rocca du Fò, la rocca del Faggio.
Chiodatura e disclaimer
La via è una linea classica di montagna, da
considerarsi come tale, attrezzata nel rispetto della sicurezza. La scalata è
protetta a distanza ridotta ed in ottica moderna principalmente con fix in
acciaio inossidabile posti proporzionalmente alle linee. Sono stati infissi 61
fix da 10 mm nei tiri e lasciati 12 chiodi tradizionali. Vi sono inoltre 2
cordoni, un cavo d’acciaio di 20 m sostenuto da 4 fix da 8 mm e redance. Le
soste sono attrezzate con 17 fix da 10 mm e 11 cordoni da 11 mm con maillon o
grilli di calata. È infatti possibile scendere dalla via in doppia od uscirne
mediante una qualsiasi tra le vie di fuga segnalate in relazione. Anche
considerando questo lavoro attento che mira alla sicurezza e necessario
riaffermare che si tratta di una via alpinistica da montagna, da considerarsi
come tale, con tutti i rischi oggettivi del caso. L’alpinismo e l’arrampicata
sono attività potenzialmente pericolose che ognuno effettua a suo rischio e
pericolo. La via non è da sottovalutare e dev’esser ripetuta solo da persone
esperte che siano in grado di analizzarne le condizioni e della relativa
attrezzatura al momento della ripetizione.
Accesso
Mediante
l’autostrada Genova-Ventimiglia si raggiunge l’uscita di Voltri. Dal casello si
scende alla strada litoranea per l’abitato e si svolta a DX in direzione dello
stesso. Si prosegue oltrepassando i borghetto di Voltri ed al suo termine,
appena dopo le ultime due case, s’incontra un ampio slargo che contraddistingue
il capolinea del bus numero 1. Qui si diparte a DX in salita la provinciale per
Fabbriche che s’imbocca. Si procede sulla strada che, stretta e tortuosa,
oltrepassa il paese. Si continua sino a superare i piloni dell’autostrada
incontrando subito a SX in ripida discesa “via Sambugo”.
S’imbocca
questa diramazione secondaria incontrando subito un bivio. Si tralascia la strada
di DX per la Loc.Sambuco e si continua su via Sambuco a SX. Si
procede dapprima in piano e poi in salita fra i tornanti. S’incontrano alcune
case presso un tornante a DX e si continua in falso piano verso DX. La strada
di montagna perde leggermente quota e poi ricomincia a salire arrivando al suo
termine presso uno slargo con box rustici privati. Si fa inversione nella
piazza e si parcheggia lungo la strada in discesa a SX (a DX salendo)
nell’imminente unico piccolo slargo (posto per 1 auto). Se fosse occupato si
consiglia di scendere più a valle per non infastidire i locali che si sono
mostrati molto tolleranti con scalatori, cacciatori ed escursionisti fino ad
oggi. Si raccomanda quindi la massima educazione.
Avvicinamento (20')
Dallo spiazzo
in cui finisce la strada s’individua un ponte con segnalazioni FIE, che
attraversa il torrente a DX, che si tralascia, ed una traccia di sentiero che
sale dritta, di fianco all’ultimo box a SX. Talvolta nelle ore serali vi è un
piccolo sbarramento di legni accatastati tra la roccia ed una tettoia, per non
far fuggire le capre al pascolo. Se lo trovate fate molta attenzione e
rimettetelo a posto.
Il sentiero
subito affronta una breve salita dove compaiono i primi bolli rossi e poi
attraversa un campo di eriche a DX. Si continua dapprima in falso piano e poi
si superano due forteti consecutivi ed un cavo di acciaio. Si procede
lungamente a mezzacosta sino ad arrivare presso un guado lungo un piccolo
affluente. Si prosegue sino ad incontrarne un secondo sul torrente principale,
il rio Gava. I segnavia conducono ad aggirare in senso orario un grosso masso,
grazie anche ad una passerella. (Spesso le piene la spostano ed è quindi
necessario evitare con passi di I il masso in senso antiorario incontrando
pochi metri dopo nuovamente il segnavia). La traccia prosegue parallelamente al
corso d’acqua con passi più difficoltosi. Il sentiero porta infatti sotto le
balze della rocca del Faggio e prosegue con rari passi di I e qualche sali
scendi nella macchia sino a raggiungere il canale alla base del diedro evidente
su cui attacca la via. Il nome “Via Andrea e Paolo” è scritto a vernice
rossa.
La Via:
L1: III+/IV 20
m 4 fix + 1 ch.
È possibile ancorarsi alla partenza della via mediante una
barretta d’antan sulla placca di DX dell’evidente diedro iniziale. Si risale
tutto il tratto (III+) e poi si transita verso SX su erba per circa due metri
attaccando un risalto roccioso (IV) che conduce ad una terrazza erbosa.
Sosta: 2 fix + cordone maillon di calata
L2: IV/IV+ 20 m 5 fix
+ 1 ch
Dalla sosta si attacca
una placca con lama che si raggiunge con un piccolo passo strapiombante (IV+).
Si prosegue verso DX e poi in verticale, su un muro tecnico fessurato con
splendidi movimenti eleganti. Si prosegue qualche metro su roccette e si
attacca una lama strapiombante ben appigliata (IV+) che conduce in cima al
risalto.
Sosta: cordone su albero maillon di
calata
L3: IV+/V 25 m 7 fix
Si prosegue per una
quindicina di metri a piedi seguendo i bolli rossi sino all’attacco di un nuovo
risalto. Vi è un diedro aggettante che dev’essere risalito con buon uso dei
piedi (V). I primi due fix sono posizionati in modo da permettere l’A0 o
direttamente l’uso di una staffa. Usciti dal primo muro la linea segue una
placca verticale molto elegante (IV+) che raggiunge uno spigolo abbattuto alla
propria SX. Ci si ristabilisce su di esso raggiungendo la sosta in un ambiente
più severo.
Sosta: 2 fix + cordone maillon di calata
L4: I + raccordo 20
m con cavo metallico
Direttamente dalla
sosta del terzo tiro parte un cavo d’acciaio verso DX che s’insegue per 20 m
prima doppiando lo spigolo, poi su rocce rotte ed infine in un breve canale
erboso.
Sosta eventuale 1 fix da 8 o longe su 1
fix da 10
L5:IV+ 15 m 5 fix
+ 1 ch. + 1
cordone
Dal termine del cavo
metallico si sale su una placchetta appoggiata che si verticalizza subito. Si
prosegue verso DX raggiungendo uno sperone breve che può esser affrontato come
tale o come diedro tecnico stando a DX (IV+). Si esce su una terrazza erbosa
alla base del pilastro dell’avancorpo. Originariamente questo era il primo tiro
della via.
Sosta: cordone su albero maillon di
calata
L6:IV+/V 35 m 12 fix + 1ch.
Dalla sosta ci si
sposta per qualche metro a SX sino al primo fix. Si attacca un breve risalto
che conduce sul vero e proprio pilastro. Si continua verso DX andando ad
attaccare una lama evidente ed appigliata che, con buone prese per i piedi,
conduce verso SX al passo chiave del tiro. Vi è una tacchetta netta (V) che
permette di uscire dal tratto. Si prosegue su una placca verticale tecnica
(IV+) ed infine, verso SX, in un canale che s’insegue sino ad una terrazza
erbosa. La via classica passava leggermente a SX dopo i primi metri. Questo
tiro era protetto solo con due chiodi ancora visibili.
Sosta: 2 fix + cordone maillon di calata
L7:IV+/V
25 m 6 fix + 2 ch +1 cordone
Dalla sosta si continua
verso DX, dapprima su una placca abbattuta che termina in un passo erboso e poi
sulla parte più severa del pilastro. Un muro non banale (V) conduce in
verticale e poi verso SX a tacche e lame che confluiscono nel traverso che
caratterizza la parte centrale della via. Si arrampica verso SX sfruttando
un’ottima lama (IV+) sulla quale si rimonta. Quand’essa si allarga si attacca
una placchetta che conduce ad un terrazzo roccioso molto suggestivo.
Sosta: 2 fix con cordone maillon di
calata
L8:IV+/V 30 m 6 fix + 4 ch.
Si sale in verticale su
un muretto che a DX aggira su roccia una colata talvolta umida. Si prosegue
quindi nettamente a SX aggirando uno spigolo ed attaccando una placca ostica
che si rivela in realtà un diedro da vincere con atletica spaccata (V). Anche
questo passo è azzerabile grazie ad una chiodatura ravvicinata. Dopo un
ristabilimento a DX su terreno appoggiato si prosegue a SX su uno speroncino ed
infine su diedro atletico finale, leggermente strapiombante (IV). Attenzione
perché l’allungamento della corda in questo punto può rendere il passo
obbligato. L’ultimo passo è comunque facilmente evitabile mediante il canale
erboso di DX che aggira l’ultimo torrioncino. Questo tiro conduce in vetta
all’avancorpo.
Sosta: 2 fix + cordone maillon di calata
L9:IV/IV+ 15 m 6 fix + 2 ch.
Dalla cima s’insegue la
traccia segnata con bolli rossi che conduce in una trentina di metri
all’attacco del torrione di vetta verso SX. Si attacca quindi un muro verticale
molto lavorato (IV+) che si risale con eleganza sino al ristabilimento
d’uscita. Questo tiro è concatenabile con il successivo.
Sosta: 2 fix + cordone maillon di calata
L10: III+ 15 m 5 fix
Dalla sosta si prosegue
in placca dapprima molto appoggiata (III) che si verticalizza subito
trasformandosi in un muro estetico (III+) che esce su una cengia erbosa. La via
classica proseguiva a DX verso le piante su cui si sostava dov’è ancora
presente una targa di dedica fatta a mano da Riccardo Rudino.
Sosta: 2 fix + cordone grillo di calata
L11: IV 15 m 5 fix
Dalla sosta si prosegue
verso SX su roccette che attaccano la placca del versante O. Dopo pochi metri
si traversa a SX sulla parete N dove si scopre la presenza di un fix non
visibile dal basso, volutamente ravvicinato. Si continua quindi verticalmente
con un primo ristabilimento ed un secondo che guadagna la vetta della Rocca du
Fò.
Sosta: 2 fix + cordone maillon di Calata
Rientro
Dalla cima si prosegue a piedi seguendo una traccia
di sentiero che si porta verso SX. Si scende ad una spalla erbosa e si risale
dietro ad essa verso DX (attenzione a non continuare in discesa a SX). Il
sentiero continua pianeggiante per pochi metri e, dalla spalla, ricomincia a
scendere attraversando un intricato forteto di eriche di circa 25 m e poco dopo
una radura che si attraversa. Si raggiunge una postazione da caccia e la si
oltrepassa a SX. Il sentiero, sempre più ripido e su una sorta di ghiaione,
conduce attraverso il bosco e guada un torrente verso SX.
La traccia continua su un piccolo crinale che
raggiunge poi gli ultimi prati sino al guado del torrente principale. Non resta
che riattraversare la passerella e seguire il sentiero dell’andata verso DX.
Nel caso di piena è possibile percorrere i piccoli 5-6 metri di I grado a DX,
segnalati nell’avvicinamento, che aggirano il grande masso portando
direttamente sul sentiero a DX.
È anche possibile scender in doppia dalla via ma non
è affatto consigliato.
Vie di fuga
Dalle soste
del primo, del terzo e del quinto tiro è possibile ritornare all’attacco
scendendo per i canali di DX con la dovuta attenzione. Dalla partenza del nono
tiro, e cioè il primo del pilastro finale, si può ritrovare una traccia verso
SX. Si può proseguire su di essa per circa 7’-8’ sino a raggiungere un
ghiaione. Scendendo su di esso fino al suo termine si rintraccia il sentiero
bolli rossi di ritorno. Dalla sosta del decimo tiro è possibile aggirare
l’ultima lunghezza a DX e conquistare comunque la vetta.
Note
Si raccomanda ai ripetitori di contribuire alla
pulizia delle ricrescite, spezzando i rametti in eccesso sulle tracce di salita
e discesa. Soprattutto il brevissimo tratto di 25 m al rientro, nelle eriche,
potrebbe risultare infiascato in primavera. Con il più piccolo contributo di
ognuno si può ottenere un buon sentiero per tutti, perché chi passa trovi
sempre una traccia netta.
Schema fotografico

Schema fotografico

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